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CartaGeografica

 

DALLA  “PERSONALITA’ DEVIANTE”

ALLA DELINEAZIONE DELLA POLITICA CRIMINALE

 

 

 

 

 

 

A CURA DI

Rodofo Bellato

Questa figura non può essere trattata a prescindere da una visione etica della vita.
La personalità deviante non va considerata come una semplice entità psicologica, ma come processo psicologico, normativo-sociale. (De Leo, p.8).
Essa sarebbe, quindi, la risultante di una serie di aspetti che toccano l’individuo in tutti i suoi aspetti, quali: l’impostazione costituzionale, il  disagio originario del prenatale, il temperamento, le tendenze, il vissuto, il contesto, gli eventi.
Non esiste una linea di demarcazione tra normalità assoluta e anormalità assoluta, ma esiste un continuum o un infinito ventaglio di sfumature dalle più disparate combinazioni tra “Bene” e “Male”, all’interno della quale si colloca la varietà degli esseri umani.
L’armonia assoluta o l’equilibrio assoluto non esistono in natura, così come non esiste l’uomo perfetto. Tutto ciò che è umanamente possibile è solo incamminarsi verso l’armonia o verso la disarmonia. Non esiste nemmeno una strada definita, ma solo una meta irraggiungibile cui è possibile avvicinarsi, nella libertà di ciascuno di intraprendere un proprio percorso, perché l’unica cosa importante è non indietreggiare troppo e non intraprendere la direzione opposta.
L’uomo è, pertanto, una miscela irrepetibile di ingredienti, che si mescolano in un’infinita gamma di possibilità, bene e male, armonia e devianza, egoismo e altruismo, bontà e cattiveria.
Poiché nessuno è perfetto, anche in chi si avvicina maggiormente all’armonia totale, vi sono i germi del male, del proibito, della devianza o dell’antisociale.
Chi di noi non ha mai commesso un atto illegale ?
Dunque il problema è quello di arginare le azioni asociali e delinquenziali.
A chi spetta tale compito ?
 Ad ognuno di noi, con un livello di responsabilità proporzionale alle proprie capacità interne e alla disponibilità dei mezzi esterni. Quantificando si va dal minimo di responsabilità di ognuno di noi, fino al massimo delle responsabilità degli apparati legislativi internazionali e nazionali. Da qui l’importanza della Politica Criminale volta all’individuazione di tutte le possibili strategie dirette al contrasto del crimine.
Occorre tener presente, tuttavia, le dispute dell’ Umanità attorno all’individuazione del “Bene” e del “Male” , dal momento che anche su queste individuazioni, non cesseranno mai le guerre interpretative, giacché la Storia ci insegna che una medesima azione può essere considerata, bene o male, giusta o sbagliata, legale o illegale a seconda dell’area del pianeta, del periodo storico e degli interessi in gioco, perché l’interpretazione  di ciò che è ammesso o non ammesso, è umana e soggettiva e dipende dall’arbitrio umano, dagli interessi in gioco, dal livello di civilizzazione raggiunto in quel dato territorio, dall’oligarchia di chi detiene il potere attraverso le armi comunemente dette o attraverso l’impiego di altri mezzi che se impropriamente utilizzati possono trasformarsi in ordigni, molto più pericolosi di quanto risulti all’apparenza, sebbene più dannosi, come la stampa, il potere di gestire l’informazione o la disinformazione, che possono rivelarsi nei fatti e nel lungo periodo più pericolosi di un’atomica, perché agiscono come veleno dall’iter lento ma inesorabile.
Questo modo raffinato e perverso di agire si radica più attraverso l’ipocrisia che con la tirannia. Far credere “Bene” ciò che è “Male”,  è il metodo preferito dei perversi più autentici, che attraverso il falso “credo” ingenerano nella gente convinzioni sbagliate al fine di  sopprimere ogni opposizione al suo stesso insorgere. Le prime vittime di tale meccanismo sono le masse impesanti del genere umano, che fanno gran volume e che una volta aizzate contro l’obiettivo sbagliato sconvolgono tutto il sistema, fin quando il disastro avrà raggiunto un livello tale, che l’istinto della Sopravvivenza risconvolgerà il disordine per ricreare l’Ordine.
Questo perché, In fondo, alla fine, l’Umanità complessivamente lotta per la Sopravvivenza.
Per fare degli esempi, in alcuni periodi del Medioevo la Bibbia non poteva essere letta liberamente dall’uomo qualunque, la Chiesa mandava a morte per motivi oggi assurdi, l’omosessualità era considerata una malattia  di cui l’uomo aveva colpa e doveva essere punito con la morte tramite sofferenze atroci al massimo del sadismo ritualizzato attraverso processioni e altri riti con l’adornamento di croci maneggiate e ostentate da mani sudicie di odio innanzi allo strazio dello sguardo e delle urla della vittima trucidata.
Per uno stesso fatto, mentre in un Paese non è prevista alcuna condanna in un altro è prevista ad esempio  la lapidazione.
In Cina 8.000 persone sono condannate a morte ogni anno per fatti persino banali.  
Noi uomini dovremmo essere aderenti alla realtà oggettiva delle cose attraverso la Democraticizzazione, la partecipazione collettiva alle decisioni importanti, dando maggiore peso al parere dei più colti e di quanti si sono maggiormente distinti per altruismo seminando pace e gioia attorno a loro.
Tutto questo perché non bisogna vedere tutto uguale ciò che è diverso e perché non bisogna trattare allo stesso modo situazioni diverse così come non bisogna vedere diverso ciò che è uguale e non bisogna trattare in modo diverso situazioni simili.
La parola di un uomo senza né cultura né buon senso non deve avere lo stesso peso della parola di una persona colta e ricca di umanità e pace in grado di creare un’atmosfera di consenso attorno ad essa.
Come esiste un po’ di “male” in una persona buona, allo stesso modo si deve dire che esiste un po’ di bene anche nelle persone più malvage, in quanto anche loro hanno una loro coscienza, che all’esterno risulta a priori oggetto di non considerazione.
Ma la cecità di chi giudica si ritorce contro gli stessi giudicanti o i loro prossimi prima o poi, nel breve o nel lungo periodo,  in senso stretto o in senso lato.
Il “criminale” è una potenziale risorsa, perché va sviscerata fin quando non saranno chiari a tutti “i perché” delle loro azioni.
Vanno sempre ricercate le motivazioni. Chi dice che non esiste un motivo è solo un folle che si accontenta di punire e sfogare la sua sete di vendetta contro l’aggressore, rispondendo a violenza con violenza, condannando la società al pericolo di un nuovo aggressore dalle stesse motivazioni di quello già soppresso, dando modo alla ruota della violenza di continuare a rotolare seminando terrore in un contorto meccanismo da circolo vizioso senza mai una fine.
Il peggior criminale va studiato, per ricercare le origini della sua conformazione mentale al fine di evitare l’insorgenza di altri Mostri simili.
Qualche potente, tuttavia, non desidera che vengano svolti questi studii e che la Verità emerga, perché a qualcuno fa comodo l’esistenza del criminale e fa ancora più comodo l’esistenza di tutto l’apparato che si costruisce attorno ad esso con  tutte le conseguenti correlazioni esterne. Per fare un esempio, ad un governatore della morte come lo era ad esempio Bush nel Texas, sopprimere la pena di morte, equivaleva a privare l’Istituzione di uno dei più grandi poteri: quello sulla Vita.
Governatori, che dopo aver lasciato il nulla osta affinché si potesse procedere alla soppressione dell’essere umano, appagano la propria  brama di onnipotenza favorendo lo scorrere di fiumi di denaro attorno ai grandi poteri, ai grandi avvocati, ai grandi periti, ai grandi magistrati e ai grandi politici in nome della solidarietà tra dominatori.
La morte esemplare di qualche miserabile e la pesantezza della posta in gioco fa lievitare il business alle stelle. Solo al rischio di gravi condanne possono contrapporsi i maggiori  introiti.
Non ci meraviglia che i più grandi moralisti siano proprio i più grandi maneggiatori di denaro, che a furia di stare dietro al denaro, di etica non ne capiscono proprio niente, ma quel che è più grave, neanche ne vogliono sapere perché altrimenti si troverebbero a dover sopprimere proprio quella Ipocrisia che tanto li arricchisce.
Ne consegue che negli U.S.A. chi finisce sotto i boia sono prevalentemente gli sfigati, i neri, i più poveri, mentre i poteri forti “rassicurano il popolo” con spicciole e banali frasi di obsoleto e gretto conformismo tanto moralistico quanto assassino.
Dunque la punizione dei criminali, di per se cosa giusta, si trasforma esclusivamente in business nel momento in cui di fatto non viene realizzato il fine rieducativo della pena e nel momento in cui non vengono attuate concrete iniziative e politiche volte a studiare il fenomeno della criminalità, le motivazioni, le origini, le cause nascoste.
Come può uno Stato pretendere l’effettiva riduzione della criminalità, se esso stesso non attiva per primo le politiche per concretizzare l’obiettivo preposto ?
Da qui, il ventaglio delle Responsabilità, che ricadono sullo Stato in primis, per non essersi sensibilizzato adeguatamente sulle strategie di contrasto al crimine e in particolar modo sulla prevenzione. Non può esservi Prevenzione senza un precedente studio delle Cause e delle Motivazioni.
Lo Stato deve assumersi le proprie Responsabilità, più di chiunque altro, se non è in grado di ridurre i tassi di criminalità nella società.
Dovrebbe essere chiarissimo il fatto che per contrastare concretamente un fenomeno criminale, l’inasprimento della pena è il rimedio più falso ed inutile che esista.
L’esperienza americana sulle condanne a morte ci hanno per caso insegnato che negli USA la criminalità si è ridotta ?
Dunque l’inasprimento della pena non dissuade se non in minima parte rispetto ad una politica preventiva studiata e ragionata in profondità dagli esperti in equipe.
Questi concetti sono suffragati, in contrapposizione agli Stati Uniti, dai Paesi Scandinavi dove spesso si manifesta l’auspicato problema delle carceri vuote.
Basta farsi un viaggio in quei Paesi, dal sole quasi assente, per capire quale livello di civilizzazione hanno raggiunto… guardandosi attorno e imparando con umiltà…. perché mentre in Italia facciamo troppe chiacchiere e filosofie, lì si realizzano fatti importanti.
Ma quanti italiani si recano come turisti in quei paesi in gruppo, cercando solo banali divertimenti senza osservare nulla di profondo e tornando in Italia più impoveriti di prima.
In quei Paesi hanno già risolto decenni fa problemi su cui noi oggi tanto dibattiamo, con inutili trasmissioni condotte da persone più ignoranti del livello medio della popolazione indigena stessa.
Ne consegue che il crimine è un business deprecato e subdolamente desiderato, proprio dagli stessi sostenitori delle politiche repressive, intenti a tagliare foglie anziché radici.
Forse perché mescolate tra quelle radici ci sono le loro stesse responsabilità.
In questo Paese dovremmo essere un po’ meno ignoranti e presuntuosi e dovremmo, con umiltà, andare ad imparare da chi ha maturato solide esperienze nei settori in cui hanno conseguito risultati oggettivamente e statisticamente migliore dei nostri.
A chi risponderebbe a tutte queste riflessioni con la ridicola e banale frase “Non ci sono i finanziamenti” io ricorderei che l’Italia è il Paese Europeo in cui si pagano maggiori tasse e si ottengono minori servizi. Questo perché ? Questo perché la Cosa Pubblica non viene amministrata onestamente ed efficacemente, perché si disperdono troppi soldi in litigi dovuti all’accaparramento personale dei fondi, perché esiste un sistema un po’ troppo poco meritocratico ed eccessivamente burocratico,  impregnato dalle logiche della corruzione, da artistiche concussioni, da accettate raccomandazioni, tutto in un proliferare di giochi in cui i laureandi vengono confinati nelle università parcheggio, che non preparano per nulla alla vita lavorativa, e i diplomati e gli ammanicati fanno più precocemente esperienze di vita…. Una vita che risulta fatta del 5 % di quello che si studia all’Università.
Dunque, il problema della criminalità affonda le sue radici ben più a fondo di quanto si creda.
Il problema della delinquenza ha le sue radici in una Società in cui l’apparato Statale è volutamente inceppato e burocratico, in cui la libera iniziativa è scoraggiata e complicata all’inverosimile, in cui lo Stato non promuove il lavoro e scoraggia chi ha iniziativa, in cui gli incentivi imprenditoriali sono così difficili da conseguire che quasi tutti vi rinunciano o se ne pentono, in cui lo Stato si svincola sempre e furbamente da ogni responsabilità per i suoi malefatti, e in cui il crimine è un gran business per avvocati, poliziotti, politici, magistrati, imprenditori e via di seguito.
Ecco perché alle Istruzioni fa tanto piacere che ci si lamenti della delinquenza ma non fa altrettanto piacere che la si sradichi veramente: il parlarne fa arricchire i gruppetti, il risolverne fa arricchire tutti. Per questo anche il lavoro di equipe dei più grandi studiosi del mondo, psicologi, sociologi, grafologi, criminologi e via di seguito, a ben pochi risultati può arrivare, se non è avallato da una concreta Volontà Politica da realizzarsi attraverso una migliore allocazione delle risorse, che dovrebbero essere fatte salve, da sottrazioni o dispersione di denaro pubblico, al fine di realizzare un’adeguata politica criminale, attraverso opportune strategie di intervento che sradichino il fenomeno sin dal suo nascere.
Da quanto sinora detto, si può ben comprendere come la politica criminale non può essere avulsa dalle altre politiche statali ma con esse deve ben integrarsi e completarsi.

 

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