SAdGpurbinoSAdGpurbino

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI  DI URBINO
FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE, GIURISPRUDENZA E SOCIOLOGIA
                                      
 MASTER IN CONSULENZA GRAFOLOGICA  PERITALE-GIUDIZIARIA E PROFESSIONALE


   stemma


LINGUAGGIO IN PERIZIA 

 
RELATORE: Chiar. mo Prof. Pacifico Cristofanelli
CANDIDATO: Rodolfo Bellato

ANNO ACCADEMICO 2005-2006

I N T R O D U Z I O N E

Il linguaggio in perizia è molto rilevante in quanto è lo strumento base di indubbia portata epistemologica attraverso il quale comunicare e far apprezzare le dimostrazioni peritali.
Esso deve rispondere a 4 requisiti fondamentali: chiarezza, pertinenza, essenzialità ed efficacia dimostrativa. Occorre inoltre tenere presente la fondamentale distinzione tra la perizia, che è espletata in sede di processo penale e consulenza tecnica d’ufficio, che si ha  in sede civile. Sebbene in entrambi i procedimenti, il compito dell’ausiliare del giudice in materia di scrittura sia lo stesso e cioè: accertare l’autografia (ossia la paternità dello scritto o attribuibilità dello scritto a un dato soggetto indagato o imputato) a livello di linguaggio, il consulente grafico dovrà fare attenzione ad alcune differenze a seconda della distinta sede processuale in cui dovrà pronunciarsi. Chiarita tale distinzione, per un fattore di comodità, ho ritenuto più agevole parlare indistintamente di “perito” e “perizia” (ferma restando la dovuta distinzione con consulente tecnico e consulenza tecnica (d’ufficio se richiesta dal giudice o di parte se richiesta da  privato).   
Il linguaggio in perizia deve essere “comunicativo” quindi non solo comprensibile ma anche incisivo. A tal fine , esso può enfatizzare differenti funzioni, tra le quali risulta prevalente quella referenziale per l’aderenza al dato oggettivo ai fini della scientificità. Assumerà pertanto rilievo, l’uso di una terminologia adeguata, facendo attenzione a non usare impropriamente i termini. Contestualmente, vi sarà l’esigenza di attenersi ad un certo ordine espositivo e di fornire dati informativi in grado di rispondere all’istanza dell’intersoggettività, ossia della condivisibilità delle rilevazioni. Anche l’apparato iconografico dovrà essere sviluppato con criterio.
Il linguaggio grafologico morettiano, essendo referenziale, ben può entrare in perizia  (se si esplicitano i significati, gli elementi costitutivi dei segni e il grado) fino al limite dell’interpretazione grafologica dei segni, compresa la descrizione dei meccanismi neurofisiologici, purché si evitino termini ed espressioni, che facciano riferimento all’ambito psicologico dei soggetti scriventi.
Si accennerà per ultimo all’uso della retorica, al rapporto tra linguaggio comune e quello tecnico, allo stile, alla correttezza sintattica, grammaticale e ortografica, al registro, all’oggetto e alla differente applicazione dei metodi da parte dei grafologi.


§ I  I REQUISITI DEL LINGUAGGIO PERITALE

Nella stesura della perizia grafica, al pari di quanto avviene nella stesura della consulenza tecnica, il linguaggio deve soddisfare i seguenti requisiti:

  1. La chiarezza, che significa che il singolo dato esplicitato debba essere interpretabile in un unico modo e non diversamente,  al fine di evitare ambiguità e confusioni che avrebbero l’effetto di sottrarre alla perizia  il rigore tecnico, che diversamente non verrebbe meno in caso di interpretazione semplice, univoca ed inequivocabile. Il requisito della chiarezza può essere soddisfatto evitando sia le terminologie equivoche, inutili e complicate ,  sia le ripetizioni superflue.
  2. La pertinenzavuol dire che il perito non deve allontanarsi dall’oggetto dell’indagine al quale dovrà attenersi rigorosamente evitando di andare fuori tema !
  3. L’essenzialitàsignifica che l’esposizione peritale deve essere non prolissa, ma sobria. Un linguaggio parco consente di evitare lungaggini e cioè che si usino troppe parole, righe o pagine per esprimere concetti che potrebbero essere delineati senza giri di vocaboli a vuoto che andrebbero a discapito dell’oggettività tecnica. Tale requisito può essere quindi soddisfatto evitando tutto ciò che è superfluo.
  4. L’efficacia dimostrativa richiede che gli elementi e i dati siano esposti in modo ordinato, consequenziale e lineare. Per soddisfare questo requisito il perito dovrà evitare contraddizioni, precisazioni superflue, ambiguità e cose simili.

L’osservanza dei requisiti esposti è di fondamentale importanza affinché la perizia venga stesa con rigore scientifico e metodologico ai fini della credibilità.
Occorre inoltre che il perito osservi per ciascuna fase operativa la specificità di linguaggio.
Si ricordano, pertanto, le seguenti fasi:

  1. La fase della presentazione che concerne il preambolo o “cappello” della perizia, che contiene l’indicazione dell’incarico e delle formalità compiute per lo svolgimento delle operazioni peritali ;
  2. La fase della descrizione di tutti e singoli elementi da esaminare;
  3.  La fase dell’esplicitazione dei dati in cui si evidenziano gli elementi emergenti delle grafie in verifica e delle scritture di comparazione;
  4. La fase del confronto in cui si descrivono i dati che sono emersi dall’analisi di comparazione tra le scritture suddette;
  5. La fase delle valutazioni conclusive in cui si fa una sintesi delle risultanze emerse e si spiega perché le conclusioni non possono essere diverse;
  6. La fase della risposta al quesito in cui si formulano le conclusioni ai quesiti formulati  dal giudice .

Per quanto concerne la chiarezza della forma, questa dovrà essere semplice, diretta e priva di perifrasi, che appesantiscono il discorso con il rischio di farne perdere il filo logico. Il periodo dovrà essere il più breve possibile, senza intercalari. Gli incisi ridotti all’indispensabile. Le frasi dovranno sviluppare un’idea per volta e la veste grafica non dovrà essere oggetto di trascuratezza .

§ II DIFFERENZE DEL LINGUAGGIO IN PERIZIA E IN CONSULENZA TECNICA

Il linguaggio del perito si discosta da quello del consulente tecnico d’ufficio per la diversa collocazione della perizia rispetto alla consulenza tecnica d’ufficio. Il linguaggio della consulenza tecnica è essenzialmente scritto, mentre quello della perizia è sia scritto che verbale, in quanto nel processo penale si utilizza il linguaggio parlato per rispondere all’esame e al controesame.
Le maggiori differenze riguardano l’impostazione  e lo sviluppo iniziale della perizia in cui sono riportate le denominazioni specifiche (quali ad esempio l’autorità giudiziaria, tipo di perizia, estremi del procedimento penale e l’imputato)  in cui sono trascritti brevemente gli adempimenti relativi a  soggetti e fatti , che rientrano nell’ambito della procedura penale.
Differentemente tutto lo sviluppo tecnico della perizia (ispezione strumentale dei documenti in verifica, presentazione e analisi delle grafie in verifica  e di comparazione, analisi di confronto e valutazioni conclusive), salvo casi particolari di perizie , non richiede un linguaggio diverso da quello adottato nella consulenza tecnica d’ufficio .


§ III LA COMUNICAZIONE

Per Moretti i termini della grafologia devono essere precisi e comprensibili.  Nel suo Trattato di Grafologia del 1914 egli disse: “La mia terminologia è semplice perché voglio farmi intender da tutti”. Con questa espressione anche il maestro della grafologia italiana evidenzia l’importanza del linguaggio nella comunicazione. 
Gli elementi costitutivi della comunicazione individuati dai linguisti sono:
Mittente, Destinatario, Canale, Messaggio, Codice e Referente.
Se la comunicazione è incentrata su uno di questi elementi si enfatizzerà particolarmente:

  1. la funzione espressiva o emotiva per il mittente o emittente;
  2. la funzione conativa o imperativa per il destinatario o ricevente;
  3. la funzione fatica per il mantenimento del contatto o canale:
  4. la funzione estetica o poetica per il messaggio;
  5. la funzione metalinguistica per la riflessione sulle peculiarità della comunicazione o codice;
  6. la funzione referenziale per l’attenzione specifica e privilegiata per l’oggetto, referente o contesto da cui scaturisce la scientificità del linguaggio.

Il linguaggio non solo è in grado di confezionare il prodotto esterno, ma talvolta lo crea perfino, in quanto può far vedere quello che non c’è o non tutto quello che c’è. Essere coscienti  di come possa essere strumentalizzato il linguaggio è cosa indispensabile per poter  fronteggiare le situazioni.   

§ IV LA FUNZIONE REFERENZIALE DEL LINGUAGGIO

La funzione referenziale del linguaggio, in perizia, richiede l’aderenza al dato oggettivo ai fini della scientificità.
Come il linguaggio della scienza e della tecnica è essenzialmente referenziale così il linguaggio peritale deve aderire alle istanze della scientificità e dell’epistemologia in quanto la relazione peritale deve scaturire da un’indagine tecnica e scientifica da esplicitarsi con rigore linguistico e cioè con metodo.
Meritano una particolare attenzione al riguardo: la terminologia, l’ordine espositivo, i dati informativi e il linguaggio denotativo:

  1. 1) la terminologia deve essere appropriata e precisa oltre che corretta sul piano ortografico, grammaticale e sintattico, al fine di evitare improprietà linguistiche che sono specchio delle improprietà metodologiche, contenutistiche e valutative. Talvolta capita di leggere parole e termini che non possono essere giustificati come errori di battitura . Anche se non è possibile mettere a punto un linguaggio universale condiviso da tutti i periti, è necessario condividere il significato di alcuni termini fondamentali, o comunque di non dimenticare di definire la terminologia utilizzata e di esplicitarne il significato.

      ANALISI DI ALCUNI TERMINI

  1. Il termine parere in perizia non corrisponde all’eccezione del linguaggio comune, ossia opinione personale soggettiva basata su sensazioni o impressioni soggettive, ma significa giudizio, conclusione motivata oggettiva o intersoggettiva, determinata da rilevazioni esatte, coerenti, complete, oggettive, approfondite e argomentate, realizzate attraverso l’indagine metodica e scientifica.
  2. I termini possibilità, probabilità e certezza utilizzabili per esprimere le conclusioni della perizia indicano ambiti concentrici, progressivamente circoscritti e sempre più illuminanti alla luce dei dati rilevati e dei confronti. Dalla zona d’ombra si cerca di arrivare alla certezza, la meta ambita, che purtroppo molte volte è solo ideale a causa anche della carenza del materiale di studio. Nonostante le comprensibili attese dei giudici, in determinati casi non è possibile non rispondere in termini di probabilità, senza inficiare la correttezza e la validità dell’indagine effettuata. Il linguaggio deve indicare con chiarezza in quale di questi tre ambiti ci si muove . Secondo l’Ottolenghi “E’ evidente che di fronte ad una grande somiglianza segua la conclusione della probabilità maggiore o minore dell’autenticità ma si tratta sempre di un giudizio di probabilità, mai di certezza . Diverge dall’Ottolenghi  il De Rose, che afferma che: “Il giudizio è di certezza solo se le corrispondenze grafo-dinamche, generali e di dettaglio (…) sono tante e tali (condizione quantitativa e qualitativa) da consentire un’indiscutibile risposta di assoluta sicurezza “evidentia rei . Posizione quest’ultima largamente condivisa anche da Vettorazzo, dalla scuola americana di Osborn, l’Hilton e dalla scuola inglese di Ellen .
  3. I termini autografia e autenticità, sia nel linguaggio comune  che in quello giudiziario comune, vengono utilizzati di frequente come sinonimi. In merito a tale argomento Cristofanelli ha precisato che l’oggetto specifico dell’indagine tecnica è l’autografia, ossia lo scritto di mano dall’autore e non l’autenticità, che è la dichiarazione ufficiale di corrispondenza all’originale e alla mano dell’autore. Va infatti tenuto presente che non tutto ciò che è dichiarato autentico è veramente autografo dal momento che possono essere disposte perizie su firme autenticate da pubblici ufficiali .  In realtà risultano piuttosto discordanti e divergenti le posizioni dei periti riguardo all’uso di determinati vocaboli, quali appunto: identità, autenticità, autografia, probabilità, possibilità e certezza, e cioè sui termini con i quali il perito -debba concludere le sue indagini peritali. Pur non essendo possibile mettere a punto un linguaggio universale condiviso totalmente da tutti i periti, Cristofanelli richiama l’esigenza di trovare un accordo su alcuni termini fondamentali, e in ogni caso, la necessità  che i periti esplicitino i termini e i neologismi utilizzati.
  4. Gli aggettivi spontaneo e naturale presentati dai dizionari come sinonimi di vero sincero e schietto, sono utilizzati in perizia per indicare concetti distinti e persino opposti.  Il termine naturale indica ciò che proviene da natura, mentre il termine spontaneo implica un evento libero da condizionamenti, immediato e incontrollato.
  5. Il termine somiglianza così come il termine analogia è piuttosto generico, per questo generalmente è poco rilevante. Se tuttavia la somiglianza è particolarmente forte e significativa questa diventa compatibilità, che indica che due scritti non sono inconciliabili ma sono suscettibili di essere ricondotti a una medesima fonte grafomotoria. Se, infine, la somiglianza tra due scritti riguarda aspetti sostanziali ed è di carattere qualitativo si adotta il termine corrispondenza .
  1. 2) L’ordine espositivo attribuisce rigore linguistico all’esposizione dei dati peritali. Il rigore in tale ambito richiede che venga innanzitutto effettuata un’indagine interna di tipo strumentale o grafoscopico con tutti gli strumenti del caso e quindi procedere alla successiva analisi del gesto grafico e del movimento di ciascuno dei singoli documenti in verifica. Questa fase, che talvolta offre da sola elementi così determinanti da esaurire subito l’attività di perizia, deve avvenire in modo assolutamente autonoma, tale da non essere influenzata dalla successiva separata  indagine dei singoli documenti di comparizione .
  2. Il metodo permette al destinatario di ripercorrere le fasi dell’attività svolta e quindi di ripercorrere la stessa strada al fine di consentire al lettore di far proprio  il percorso effettuato dallo specialista, per consentirgli di ripetere  l’esperimento e di valutare da  sé che il procedimento eseguito è ripetibile e frutto di rilevazioni e valutazioni obbiettive. Quanto affermato vuol dire che anche in perizia vale un principio base dell’attività didattica e pedagogica che è quello di insegnare ad apprendere, per cui il compito del perito è quello di fornire gli strumenti per il convincimento altrui e non di imporre punti di vista. 

 

  1. 3) I dati informativi sono  i dati contestualizzati, ossia quelli oggetto della comunicazione in grado di offrire informazione, a differenza dei dati non contestualizzati presi isolatamente e anatomisticamente, che non sono in grado di offrire informazione. L’organizzazione dei dati contestualizzati consente di argomentare e fornire una spiegazione ossia un’interpretazione, in base a leggi generali e ai principi di riferimento  verificati attraverso lo studio di tutti gli elementi a disposizione, sia grafico-grafolgici che extragrafici. Attraverso questo modo di operare è possibile realizzare l’istanza dell’ intersoggettività che costituisce una categoria di più fattibile conseguimento rispetto all’oggettività , che è sicuramente più difficile da raggiungere, benché costituisca o dovrebbe costituire la meta ultima da conseguire in ambito peritale.
  1. 4) Il linguaggio denotativo deve rispondere pienamente all’esigenza dell’intersoggettività al fine di consentire di trasmettere il messaggio con la massima chiarezza e precisione. Esso è così definito perché risponde all’istanza della denotazione, che è il significato oggettivo di un’entità lessicale spoglio di qualsiasi elemento soggettivo e affettivo. 

§ V L’APPARATO ICONOGRAFICO

L’apparato iconografico che accompagna l’elaborato tecnico deve essere il più possibile chiaro, preciso e obbiettivo.
Le figure illustrative e le didascalie dovrebbero avere una numerazione progressiva nel corso della relazione tecnica per facilitarne una consultazione immediata e favorire direttamente il riscontro dei dati esposti.
Va tenuto  presente che fotocopie ed immagini scannerizzate a bassa risoluzione presentano limiti intrinseci e delle deformazioni del reperto grafico, per cui non sono adeguate ad evidenziare la natura della pressione e i bordi del tracciato grafico. Inoltre l’ingrandimento ottenuto con la fotocopiatrice  non è un vero ed effettivo ingrandimento ma una semplice amplificazione, in quanto non aggiunge informazione alcuna rispetto alla riproduzione in scala 1:1.
La fotografia sia tradizionale che digitale permette invece ottimi ingrandimenti, tuttavia per essere realmente referenziale, ossia rimandare direttamente alla cosa riprodotta, occorre seguire determinati accorgimenti in fase di ripresa, specialmente per quanto riguarda l’illuminazione, che se non appropriata,  può deformare la percezione del reperto.
Quando non vi è l’esigenza di evidenziare dettagli particolarmente importanti è opportuno non esagerare con le macrofotografie perché la scrittura deve essere osservata in riferimento al contesto.
Quando si mettono a confronto due scritture nella stessa figura è consigliabile usare riproduzioni con lo stesso fattore di ingrandimento, sebbene i rapporti proporzionali tra gli elementi rimangano costanti e l’attenzione debba essere concentrata per illustrare il movimento del gesto grafico.
Non va dimenticato che l’introduzione di linee tratteggiate, frecce e indici su una grafia sono elementi di disturbo che comportano a livello percettivo una modificazione della stessa. Inconveniente che potrebbe essere risolto tracciando tali elementi su un lucido sovrapposto e sollevabile, in modo da poter osservare la scrittura in modo immediato in entrambi i modi.

§ VI IL LINGUAGGIO GRAFOLOGICO MORETTIANO REFERENZIALE

La terminologia grafologica morettiana possedendo le caratteristiche della referenzialità, ossia dell’aderenza all’oggetto, ben può entrare nella relazione tecnica.
I segni della grafologia morettiana indicano aspetti precisi e quantificabili del comportamento grafico, che è ciò di cui ha bisogno la perizia.  Lo stesso Trattato scientifico delle perizie grafiche su base grafologica del Moretti , rivela l’esigenza di utilizzare le parole nel modo più appropriato per arrivare per quanto possibile alle cose .
Moretti si è anche caratterizzato per aver dato definizioni specifiche e significati univoci anche a termini presi dal linguaggio comune, quali:
- Il termine chiara che non è sinonimo di leggibile dal momento che Moretti ha fatto distinzione tra scrittura chiara e scrittura leggibile, potendo anche la scrittura oscura, opposto di chiara, essere leggibile.
- I segni fluida, veloce, lenta e calma hanno assunto un significato denotativo ben preciso, non sempre corrispondente a quello connotativo, comune e generico.
- La scrittura dal ritmo pacato e calmo non è automaticamente calma se presenta segni di preoccupazione e tensione.
- La scrittura lenta, riguarda la natura e la costituzione del soggetto scrivente, mentre la scrittura accurata implica un rallentamento indotto. Pertanto mentre la scrittura lenta è costituzionalmente tale e non potrebbe correre più di tanto, la scrittura accurata è rallentata e volendo, potrebbe di molto accelerare.
- Non omogeneità della scrittura e variabilità non sono sinonimi:
 La scrittura non omogenea manifesta incoerenze e variazioni anche vistose di uno o più aspetti della scrittura (calibro, inclinazione, pressione, larghezze, ritmo…) in intere parole, righe o parti di un medesimo scritto.
- La variabilità riguarda variazioni più o meno naturali che si ripropongono con analoghe modalità nell’ambito di un medesimo scritto.
La non omogeneità è quindi una modalità di variabilità.
L’esigenza di chiarezza, precisione, effettiva comunicabilità di pensiero, ha portato Moretti ad opporsi ad un uso strumentale dei termini “difficili”. Ancora oggi spesso si accetta acriticamente e passivamente come scientifico tutto ciò che è espresso con termini puramente altisonanti e presentati come scientifici, al punto tale che attraverso un uso astruso del linguaggio, si può essere in grado di avvalorare tesi palesemente assurde.
Linguisti ed epistemologi ritengono opportuno insistere sulla necessità di definire i termini  come caratteristica del metodo scientifico interdisciplinare.
La caratteristica principale del linguaggio  e della terminologia grafologica morettiana è quella dell’aderenza all’oggetto.
La terminologia grafologica può essere utilizzata se ritenuta opportuna e necessaria ma occorre esplicitarne i significati, gli elementi costitutivi dei segni  e il grado.
L’uso della terminologia grafologica in perizia in fase operativa è lecita fino al limite dell’interpretazione grafologica dei segni, compresa la descrizione dei meccanismi neurofisiologici, ma sono da evitare termini ed espressioni che fanno riferimento all’ambito psicologico dei soggetti scriventi.

§ VII LA RETORICA NELLA RELAZIONE TECNICA

La comunicazione è un atto di reciproco influenzamento mentre l’argomentazione è il processo con cui si influisce, per mezzo di un discorso, sull’intensità dell’adesione di un uditorio a determinate conclusioni (PERELMANN).
La funzione persuasiva ha anch’essa un’importanza centrale nella relazione tecnica o peritale. Con essa si entra nell’ambito della retorica con cui si intende l’uso completo e padroneggiato del linguaggio e degli argomenti, facendo attenzione al rischio negativo dell’arte retorica come forma di ostentazione, enfasi, menzogna o virtuosismo linguistico su cui ci ha messo in guardia Platone sin  dai tempi antichi.
La retorica privilegia la funzione conativa, che è quella che tiene conto in primo luogo del destinatario. Lo stesso Platone definiva la retorica con riferimento privilegiato al destinatario, in quanto riteneva che il suo scopo fosse di guidare le anime e di conseguenza l’importanza che l’oratore conoscesse bene le anime e che le stesse strategie di persuasione tenessero conto della motivazione all’ascolto del destinatario.
La stessa relazione tecnica può avere uno stile remissivo, autoritario, manipolatorio e adeguato.
Le colonne portanti della retorica classica sono il logos, il pathos e l’ethos:
1) - Il logos consiste nella logica e nelle argomentazioni attivate dal cervello sinistro.
Don Lorenzo Milani in una sua opera intitolata “Lettera a una professoressa” ha codificato le regole dell’arte dello scrivere che rapprendano un valido punto di riferimento anche per il lavoro peritale: “Avere qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve”. (Scuola di Barbiana, 1967, p. 20). Lo stesso don Milani nella stessa lettera scrisse: “Io uso ogni parola come se fosse usata per la prima volta nella storia”. Egli aveva inteso perfettamente il valore dimostrativo e persuasivo della parola.
Sebbene nell’ambiente giudiziario raramente le parole vengano utilizzate con questo spirito, in quanto le parti cercano di far valere ad ogni costo le proprie posizioni divergenti, l’applicazione delle regole di don Milani, dovrebbero costituire punto di riferimento ideale e deontologico per il perito. Un abate del secolo dei lumi: Dinouart , scrisse nel suo libro “L’arte di tacere” riguardo ai principi necessari per esprimersi nei libri e nei saggi che: “Quando si deve scrivere una cosa importante, è necessaria una grande attenzione; conviene riflettere a lungo e poi ripensare ancora per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi ” e ancora che “chi parla o scrive più di quanto sia  richiesto annoia sempre, fa scappare la pazienza e costringe a difendersi fuggendo abbandonando l’oratore sul pulpito  e l’autore sul tavolo. Egli era ben convinto che sarebbe meglio trattenere la penna se non si ha da scrivere qualcosa che valga più del silenzio .
2) - Il pathos consiste nella esaltazione della funzione emotiva. Il pathos si esprime nel tono della voce, nella testimonianza non verbale della comunicazione orale e nello stile della comunicazione.
3) - L’ethos è la forza morale dell’oratore, che non si improvvisa e non si impara con una ricetta di bella scrittura.     
La professione del perito grafico a base grafologica richiede spiccate competenze sia tecniche che umanistiche, radicate in una profonda umanità. Proprio come accade in ambito educativo, la comunicazione profonda avviene più attraverso il non verbale, e quindi l’essere, che  non  con parole belle, abbellite e falsate. 
Il tono, cui è affidata la funzione persuasiva dell’elaborato, deve essere adeguato: deve realizzare un’equilibrata valutazione di sé e degli altri, sulla base di argomentazioni (logos) corrette puntuali ed essenziali, e di uno stile personale conciso, rigoroso, aderente al fatto e incisivo (pathos) per la forza morale derivata dalla maturata certezza del convincimento (ethos), a cui poco o nulla servono le referenze personali, professionali o di Scuola .
Pertanto la forza persuasiva di una comunicazione scaturisce da una sinergica e armonica collaborazione tra ethos, pathos e logos e non come spesso capita dall’esasperazione di una delle funzioni accessorie a danno di quella referenziale , che è quella principale.
Si ha ad esempio uso abnorme e improprio  della funzione accessoria emotiva-espressiva del linguaggio, in quegli elaborati in cui intere pagine sono dedicate alle referenze personali, quando in realtà titoli referenze ed esperienze non garantiscono automaticamente la giustezza delle conclusioni.
Altra esagerazione della funzione emotiva si ha nel caso di proposta di impressioni soggettive che esprimono vaghe possibilità di imitazione che invece di essere dimostrate vengono vagamente ipotizzate.
Altro rischio di persuasione negativa è quello della generalizzazione ossia assolutizzazione di un aspetto. Per fare un esempio in perizia non si possono usare i vocaboli “tanto”, “sempre” e “mai” se non hanno un rigoroso riscontro con la realtà rilevata. Da evitare inoltre che un fatto rilevante ed eclatante venga assunto assurdamente a regola generale.
Si ha invece l’esasperazione della funzione fatica in caso di sopravvalutazione dell’aspetto stilistico troppo ricercato nella presentazione formale dell’elaborato.
Nell’impaginazione sono da evitare l’abuso di cornici, i barocchismi grafici, i front bizzarri, le dimensioni esagerate dei caratteri, le sottolineature continue e inutili, l’uso smodato del maiuscolo e del grassetto, le tavole illustrative “atlantiche”, la sovrabbondanza di frecce, i segni e i freghi sulle figure.
E’ altrettanto negativa la scelta di sottovalutare la forma in quanto il disordine e la trasandatezza non favoriscono spontaneamente l’adesione al contenuto seppure valido e documentato.
Il discorso sinora esposto riguarda principalmente la relazione tecnica scritta, ma molti di questi principi vanno applicati anche all’esposizione e all’esame orale, tenendo conto della specificità della comunicazione orale e della comunicazione scritta.

§ VII IL LINGUAGGIO COMUNE

In perizia il linguaggio comune risulta particolarmente efficace nella fase della relazione e della comunicazione dei risultati.
Al perito è consentito utilizzare il linguaggio comune purché eviti espressioni generiche come: “piuttosto”, “alquanto”, “sembra”, “pare”, “assomiglia” etc. per una sorta di cautela espressiva connaturata a noi italiani, che tende a ritirare la parola medesima non appena pronunciata nella preferenza di sfumare i concetti piuttosto che esprimerli con la necessaria discriminazione. Fermo restando il punto che la chiarezza e la categoricità non potranno essere forzate laddove non sussistano, si dovrà utilizzare termini consoni e parlare di “tendenza prevalente” o “immagine ricorrente” evitando qualsiasi generalizzazione o assolutizzazione. Infine per quanto concerne la terminologia descrittiva della fenomenologia grafica bisognerà fare attenzione al lessico affinché sia comprensibile. Dunque al perito è consentito fare uso solo di un determinato tipo di linguaggio comune, quello cioè che non si oppone a quello scientifico che consente una lettura agevole anche al lettore profano. 
Il linguaggio comune pertanto non si oppone in maniera assoluta a quello scientifico soprattutto nella fase della comunicazione dei dati  che è distinta da quella della ricerca dove l’utilizzazione degli strumenti scientifici rafforza l’esigenza di adottare un linguaggio più propriamente scientifico che ha l’istanza della denotazione e non della connotazione propria della funzione poetica-emotiva.

§ VIII IL LINGUAGGIO TECNICO

Il linguaggio tecnico-scientifico è indispensabile nella fase della  ricerca in quanto il perito, specialmente quello grafologo, non può rinunciare al linguaggio tecnico e all’incombenza di renderlo comprensibile al giudice. Sebbene utilizzi in gran parte il linguaggio comune, l’impiego del linguaggio tecnico sarà necessario per eludere i pericoli dell’ambiguità e genericità a favore dell’univocità attraverso l’impiego di espressioni osservative, conoscitive, dichiarative, connesse in modo logico per formare definizioni concetti ed enunciati depurati da ogni contenuto emotivo .
Sul piano delle definizioni bisognerà distinguere diversi tipi di definizioni:

  1. definizioni verbali volte a precisare il significato linguistico dei termini di una determinata scuola grafologica, come ad esempio i segni della scuola morettiana;
  2. definizioni reali volte a precisare gli elementi che designano determinati fenomeni come ad esempio illustrare i caratteri del tremore naturale o artificioso;
  3. definizioni nominali dirette a stabilire equivalenze di significato non già noti al giudice;
  4. definizioni esplicative volte a precisare il campo semantico dei termini già in uso ma che  nella singola fattispecie vanno interpretati in senso riduttivo o estensivo.

Tali tipi di definizioni devono essere formulate con rigore, obbiettività, chiarezza, sintesi, pertinenza ed efficienza.  E’ invece dannoso utilizzare  una terminologia ostentatoria, elucubrante, appesantita da premesse, spiegazioni  e citazioni del tutto superflue. E’ inoltre del tutto inutile adottare terminologie scientifiche non tradotte in definizioni esplicative che consentano al giudice di formarsi un autentico libero convincimento. Si ricorrerà, invece, ai termini tecnici ormai universalmente diffusi derivanti dalla calligrafia come pieno (tratto discendente), filetto (tratto ascendente), asta (sempre discendente), occhiello, plateau (insellatura superiore per esempio della r), barra (della t) etc. Si utilizzerà il termine “gramma” (invariabile al plurale) per indicare gli elementi costitutivi della lettera.
Per i principali parametri grafici si potrà far ricorso a concetti comuni a vari indirizzi metodologici, sia grafologici che non, quali:

  1. ordinamento;
  2. direzione: allineamento del rigo e sul rigo;
  3. forma: profili letterali ed estetica;
  4. pressione;
  5. dimensione verticale (calibro, interrigo);
  6. dimensione orizzontale ( larghezza letterale, interletterale, interparola);
  7. coesione (legamenti);
  8. inclinazione (generale, direzione assiale);
  9. velocità;
  10. ritmo;
  11. idiotismi (ricci) .

Qualora sia necessario ricorrere a riferimenti più specifici, come ad esempio alcuni “segni” morettini o a rilevamenti appartenenti ad altra scuola metodica o grafologica, sarebbe opportuno evidenziare il termine stesso, indicandone in nota la provenienza, il significato, gli elementi grafici costitutivi e la modalità di misurazione del grado . Spetta infatti al perito l’azione di decodificazione di un codice che il destinatario non è tenuto a conoscere, tenendo presente che il rifarsi ad una metodica non fornisce automaticamente né la dimostrazione dell’assunto, né la prova automatica delle argomentazioni in quanto il lettore ha il diritto di capire e controllare personalmente .

§ IX CARATTERISTICHE LINGUISTICHE E GRAFICHE DELLA RELAZIONE TECNICO –GRAFICA

Le caratteristiche illustrate da Assunta Bozza affinché una relazione tecnico-grafica possa essere compresa dal lettore sono :

  1. chiara ed oggettiva descrizione delle rilevazioni:
  2. consequenziale concatenazione delle spiegazioni e delle valutazioni;
  3. gradualità di passaggio da contenuti di carattere più generale a contenuti di carattere più particolare;
  4. essenzialità;
  5. uso appropriato degli indici segnaletici;
  6. uso dei connettivi: perciò, quindi ecc.;
  7. uso della terminologia calligrafica per i gramma delle lettere: occhiello, asta, gamba, agnellatura, plateau, pieno, filetto ecc.;
  8. uso della terminologia grafologica per i parametri grafici;
  9. uso di note;
  10. uso funzionale delle immagini.

§ X LO STILE

Lo stile deve essere chiaro, preciso, conciso e sintatticamente strutturato e cioè non aggrovigliato, confuso o contorto.

§ XI LA CORRETTEZZA SINTATTICA

Nel testo espositivo di una relazione peritale vi è tutta una serie di legami logici che possono essere di diverso tipo:
- di esemplificazione: come; cioè;…
- di riaffermazione: in breve; infatti;…
- di confronto: allo stesso modo; diversamente;…
- di deduzione: quindi; si può dire che;…
- di induzione: quindi; si può prevedere;…
- di contrasto: invece; tuttavia;…
- di concessione: sebbene; nonostante;…
-di autorità: ovviamente; secondo gli ultimi studi;…
- di conclusione: infine; in conclusione;…
Si dovrà fare attenzione alla forma perché si tenga conto della consequenzialità tra due aspetti di una medesima fenomenologia grafica, del risultato di sommatoria o di contrasto derivante dalla presenza di due elementi e dalla differenza nell’uso dei modi. Si dovrà aver cura di evitare aggettivi determinativi o pronomi relativi di cui non sia chiaro ed incontrovertibile il significato e di esplicitare sempre il soggetto dei predicati verbali (azioni) o nominali (modi di essere) che siano.

§ XII LA CORRETTEZZA GRAMMATICALE E ORTOGRAFICA

Una volta ultimata la stesura della relazione sarà opportuno procedere ad una serie di riletture mirate al fine di controllare l’organicità dell’insieme (coerenza e consequenzialità degli assunti: connettivi logici, congiunzioni coordinative e subordinative appropriate, modi e tempi verbali rispondenti al senso e alla portata degli assunti e la consecutio temporum et modorum), le concordanze grammaticali (tra soggetto e verbo), l’idoneità dei pronomi relativi, l’uso corretto di accenti e apostrofi e il giusto plurale dei nomi (si ricordi ad esempio che i nomi stranieri, entrati nell’uso quotidiano della nostra lingua, restano invariati al plurale).

§ XIII IL REGISTRO

Il registro deve essere formale, di un’esposizione di tipo scientifico, rigorosa, oggettiva, informativa, priva di qualsiasi forma o tono di confidenzialità, priva di astruse o fuorvianti prolissità, bizzarri pressappochismi o fantasiosi personalismi. Esso deve essere tale da comunicare al destinatario della perizia, dati, interpretazioni, deduzioni e risultanze in modo che il significato sia inteso in modo preciso ed univoco .

§ XV OGGETTO METODO E LINGUAGGIO

In ogni procedimento scientifico esiste una relazione stretta tra oggetto, metodo e linguaggio.
1) - L’oggetto è la manoscrittura indicata nel quesito formulato dal Magistrato o da altri, di cui dovranno essere interpretate le fenomenologie allo scopo di comprendere il livello di spontaneità ed ogni altro elemento utile ai fini dell’indagine da espletare.
 2) - Il metodo è il procedimento idoneo a garantire l’applicazione rigorosa delle conoscenze scientifiche necessarie per lo studio della scrittura ai fini peritali attraverso procedimenti dimostrativi ripetibili. Esso consta di due fasi:
a)- fase di rilevazione e descrizione dei dati;
b)- fase di dimostrazione delle fenomenologie che scaturiscono dai dati rilevati attraverso procedimenti interpretativi ripetibili. Ad esempio se una grafia ha gli elementi grafomotori propri dell’artificiosità, la dimostrazione serve proprio a spiegare sulla base di quali fenomenologie presenti nella grafia si possano dedurre le interpretazioni di artificiosità sulla base delle leggi grafiche e i principi di natura neuro-fisiologica.
Oggi nessun metodo si può considerare infallibile mentre tutti hanno una loro rilevanza: si parte dal primo metodo conosciuto: quello calligrafico per arrivare a quello grafologico-neurofisiologico fino a al metodo elettronico. Metodi, questi, che andrebbero tutti integrati tra loro.
L’utilità propria del metodo calligrafico riguarda, ad esempio, la rilevazione dei dati;  l’utilità del metodo grafonomico riguarda la spiegazione delle fenomenologie, l’utilità del metodo a base grafologica riguarda l’analisi differenziata della gestualità grafica specialmente se integrato con il metodo psico-neuro-fisiologico al fine di comprendere le relazioni tra gesto grafico e i centri neuromuscolari.
La correttezza scientifica richiede il rigore che si differenzia in:
a)- rigore conoscitivo, che riguarda la rilevazione degli elementi;
b)- rigore applicativo, che riguarda la verifica di una corretta applicazione delle conoscenze scientifiche;
c)- rigore verificativo, che riguarda la correttezza delle interpretazioni.
3) - Il linguaggio, invece, deve rispettare l’obbiettività dell’oggetto di studio.
In ambito peritale riscontriamo tre tipi di linguaggio per ciascuna fase della perizia :
a)- Linguaggio di presentazione dell’oggetto di studio, che concerne la rilevazione e la descrizione dei dati, le evidenze fenomenologiche e l’oggetto.
b)- Linguaggio di applicazione delle metodologie utilizzate, che riguarda le interpretazioni e le spiegazioni causa-effetto.
c)- Linguaggio di deduzione delle risultanze inerente le rigorose dimostrazioni ripetibili del caso.
Da tenere a mente, infine, che nella perizia su base grafologica, il linguaggio peritale non è quello grafologico e che la perizia su base grafologica non è quella grafologica.

§ XVI LA DIFFERENTE APPLICAZIONE DEI METODI

Nella prassi accade di frequente che i periti applicano i metodi in modo non corretto deformando le conoscenze e interpretando le fenomenologie grafiche in modo errato .
Questo fenomeno dà luogo di sovente all’eterogeneità delle risultanze peritali sulla medesima realtà.
Tali contrasti di interpretazione derivano oltre che dalla netta opposizione tra le parti in causa anche dai seguenti fattori:
1)- diversità di preparazione dei periti provenienti da diverse scuole o esperienze: calligrafi, poliziotti, carabinieri, bibliotecari, archivisti di Stato, autodidatti di grafologia, insegnanti di dattilografia, di disegno, di materie artistiche e di lettere;
2)- desiderio di emergere messo in risalto da premesse metodologiche eccessivamente abbondanti al fine di esaltare il proprio modo di operare sottovalutando le metodologie altrui;
3)-  facilonerie interpretative dovute alla scarsità delle conoscenze dei periti che, non di rado, ignorano i principi di natura psico-neuro-fisiologica che sono alla base dell’interpretazione del gesto grafico per cui accade che le innaturalezze vengano scambiate per comportamenti spontanei e al contrario le variazioni naturali delle grafie (specialmente quelle patologiche) vengano interpretate come artificiosità ;
4)- carenze dimostrative dovute a carenze di approfondimento e di studio delle fenomenologie grafiche per cui la perizia non assume valenza dimostrativa risultando non convincente;
5)- asserzioni contrastanti dovute a imprecisioni e contraddizioni;
6)- asserzioni non pertinenti, pittoresche, prive di obbiettività e scientificità, frutto di impressioni puramente soggettive;
7)- antipatie personali che danno luogo a valutazioni né obbiettive, né scientifiche ma generate da puro spirito di contraddizione.
8)-  amicizie personali quando il perito, amico di un imputato, accetta l’incarico dichiarando falsamente di essere indifferente allo stesso;
9)- interesse economico, di fronte al quale alcuni periti non esitano ad assumere incarichi di parte, persino nei casi in cui la realtà peritale è manifestamente sfavorevole per la parte che propone l’incarico .
Da quanto esposto si può ben comprendere come nel settore delle perizie su manoscritture, sia importante una preparazione professionale idonea e specifica, in quanto la professionalità è condizione indispensabile che non può nascere dall’improvvisazione .

C O N C L U S I O N I

In perizia, la metodologia è una disciplina scientifica attinente alla produzione di un linguaggio scientifico laddove il metodo può essere definito semplicemente come la tecnica o lo strumento di ricerca per raccogliere i dati.
Il ragionamento del perito  oltre che specialistico deve essere rigorosamente logico, poiché lo scopo della ricerca peritale deve essere il raggiungimento della verità e non delle opinioni, posto che nella logica peritale si può affermare che un qualcosa è vero o falso solo in rapporto a ciò che è effettivamente vero.
L’uso della razionalità  scientifica  vale  ad escludere alcuni errori possibili ed il ragionamento scientifico deve essere deduttivo e induttivo, legato all’evidenza empirica e teorica.
Esso si caratterizza per il vincolo empirico, il rigore logico, la cura e la precisione con cui sono trattate le operazioni peritali.
Il linguaggio assume pertanto un ruolo assolutamente centrale, dal momento che una perizia, anche se sostanzialmente valida, se espressa con un linguaggio non pertinente, può persino perdere totalmente la sua efficacia.
Dunque non è importante solo quello che si dice, ma anche il come lo si dice.
Quanto riportato, acquista un significato e un valore maggiore, se rapportato alla odierna realtà giudiziaria italiana, dove l’apparato della giustizia, estremamente intasato e lento, è strutturato in modo tale che, di fatto,  i giudici si trovano ogni giorno, sulle  scrivanie, montagne di fascicoli tra i quali  divincolarsi.
Ci si chiede se tali magistrati, abbiano il tempo e la concentrazione per adoperarsi adeguatamente ad una lettura attenta e ad  una riflessione profonda ai fini della decisione. Ma il continuo affollarsi degli eventi e dei casi, non di rado, impone loro di affrettarsi a decidere, dovendo optare per una decisione rapida e sommaria, piuttosto che per una sentenza scrupolosa e maturata. L’aderenza al dato reale, del resto, c’ impone di considerare, che se  i giudici non facessero così, l’apparato giudiziario con gli insufficienti finanziamenti, al momento impegnati, si bloccherebbe e, tale paralisi avrebbe l’effetto ancor più grave di realizzare un’assenza di giustizia. Tutto questo in un panorama giudiziario che pone il nostro Paese tra gli ultimi dell’Europa occidentale in termini di durata dei processi.
E’ evidente, a questo punto, che in un contesto del genere, una perizia sobria, lineare e scientifica, costituirebbe un valido aiuto al giudice per illuminarlo al fine di accostare sempre più la verità processuale a quella reale.

BIBLIOGRAFIA

BLUMETTI G., MAICA M. M., NOVELLI F., Manuale del consulente tecnico e del perito, Milano, 2001.
BOZZA A. G. Tesi di diploma universitario in Consulenza grafologica, Urbino, A.A. 1999-2000.
BRAVO A., Metodologia della consulenza tecnica e della perizia su scritture, Sulla Rotta del sole, Giordano editore, 2003.
BRAVO A., Perizie su scritture, Storia-Metodi-Legislazione in Quaderni, Cap. II,
BRAVO A., Variazioni naturali e artificiose della grafia, Sulla rotta del sole, Giordano editore, Mesagne, 2005
BRAVO A., La perizia su manoscritture in:  I settori della perizia grafica – Atti del convegno internazionale di Roma del 1992, Tiemme, Manduria, 1996.
BRAVO A., Metodi e linguaggio in perizie su manoscritture oggi in:   Metodi e linguaggio in perizie su manoscritture, Convegno Nazionale di Roma, 17-18 marzo 1994.
CRISTOFANELLI P., Florilegio peritale in scrittura n. 83., 1992.
CRISTOFANELLI P. e A., Grafologicamente, Manuale di perizie grafiche, CE.DI.S Editore, 2004.
CRISTOFANELLI P., Lessico… peritale in Attualità grafologica, n. 46.
CRISTOFANELLI P.: Linguaggio, stile e terminologia grafologica nella relazione tecnica peritale in Scrittura n. 91.
CRISTOFANELLI P., Utilizzazione della grafologia morettina in perizia grafica: aspetti applicativi in: I settori della perizia grafica – Atti del convegno internazionale di Roma, 5-7 novembre 1992, Tiemme, Manduria, 1996, e in Scrittura, n. 85.
CRISTOFANELLI P., Variabilità, dissimulazione e imitazione in perizia. Le indicazioni di G. Moretti, in Scrittura, n. 67.
DE ROSE  T., Indagini peritali nel Procedimento civile e penale, Normativa e tecnica, Supplemento alla rassegna Il consiglio superiore della magistratura, n. 3, maggio-giugno 1982, Arti grafiche Jasillo, Roma
DONEGA G. P:, PIVA P:, TONDELLI M. A., TRAINI M.L., Nuove proposte per l’educazione linguistica, Bulgarini.
MERLETTI C.,Etica professionale in Deontologia grafologica, Urbino, 1998.
OTTOLENGHI S., La perizia di scrittura e la identificazione grafica, Mantellate, Roma, 1924.
RICCI C., Proposta di un vademecum per il perito e il consulente tecnico-grafico, Diploma Univ.in Consulenza - Graf. Specializz. In Consulenza Peritale, Urbino, AA 2001-2002.
VETTORAZZO B., Metodologia della perizia grafica su base grafologica, Giuffrè Editore,Milano, 1998.
VETTORAZZO B., Grafologia giudiziaria e perizia grafica, Giuffrè Editore, Milano, 1998.

Nella Epistemologia della scienza il linguaggio è il mezzo con il quale la scienza esplicita i dati e trasmette ad altri i contenuti scientifici. L’oggettività oggi non è più empiriologica-fisica, ontologica o metafisica…L’oggettività. Oggi, deve essere “linguistica”…in Appunti dalle Lezioni di GALEAZZI, Università di Urbino, novembre 2005.
MERLETTI C.,  Deontologia grafologica, p. 35
BRAVO A., Metodologia della consulenza tecnica e della perizia su scritture, Sulla Rotta del sole, Giordano editore, 2003, pp 122, 123,192.
BLUMETTI G., MAICA M. M., NOVELLI F., Manuale del consulente tecnico e del perito, Milano, 2001,  pp 169-170.
Perizie che non hanno ad oggetto l’accertamento dell’autografia  che per la specificità del quesito richiedono un particolare linguaggio tecnico.
BRAVO A., Metodologia della consulenza tecnica e della perizia su scritture, Sulla Rotta del sole, Giordano editore, 2003, p. 191.
Cfr. P. CRISTOFANELLI, Florilegio peritale in scrittura n. 83 e la rubrica Lessico…peritale in Attualità grafologica nn. 46, 48 e 49.
CRISTOFANELLI P.: Linguaggio, stile e terminologia grafologica nella relazione tecnica peritale in Scrittura n. 91 pp 193
OTTOLENGHI S., La perizia di scrittura e la identificazione grafica, Mantellate, Roma, 1924, p. 34.Si  noti anche la differenza terminologica tra Ottolenghi e Cristofanelli (punto successivo) riguardo all’adozione dei vocaboli autenticità e autografia.
Cifr DE ROSE  T.,  Indagini peritali nel Procedimento civile e penale
VETTORAZZO B., Metodologia della perizia grafica su base grafologica, Giuffrè editore,Milano, 1998, p. 134.
  Casi di firme che sebbene  regolarmente autenticate dall’avvocato difensore presentano caratteristiche grafodinamiche talmente discordanti dalle altre da non poter essere attribuite alla stessa mano.
Secondo l’Ottolenghi la somiglianza non va confusa con l’identità che potrà sussistere fra due impronte digitali  ma mai fra due scritture che sono sempre diverse ed irripetibili.
CRISTOFANELLI P.: Linguaggio, stile e terminologia grafologica nella relazione tecnica peritale in Scritura n. 91 pp 194
il segno grafologico del Moretti risponde alla definizione data dai semiologi del nosro tempo(“qualcosa che sta per qualcuno in luogo di qualcos’altro sotto qualche aspetto o capacità” Ch. S. Peirce). Lo stesso S. Agostino nel “De doctrina christiana  scrive che “le parole (i segni) ci invitano a cercare le cose”, che secondo Cristofanelli costituiscono un obiettivo da raggiungere anche nel linguaggio peritale.
DINOUART: L’arte di tacere, Sellerio Palermo, 1989 p.  92.
DINOUART: L’arte di tacere, Sellerio Palermo, 1989 p. 72.
CRISTOFANELLI P. Grafologicamente, Manuale di perizie grafiche, CE.DI.S Editore, 2004, p. 254.

VETTORAZZO B., Grafologia giudiziaria e perizia grafica, Giuffrè, Milano, 1998, p 41.
VETTORAZZO B., Metodologia della perizia grafica su base grafologica, Giuffrè editore,Milano, 1998, pp. 97-104.
Tesi di specializzazione in Consulenza peritale: Proposta di un vademecum per il perito e il consulente tecnico-grafico, Candidata Ricci C., Relatore CRISTOFANELLI P., anno accademico 2001-2002, p. 64.
CRISTOFANELLI P. Grafologicamente, Manuale di perizie grafiche, CE.DI.S Editore, 2004, pp.250-251.
Tesi di specializzazione in Consulenza peritale: Proposta di un vademecum per il perito e il consulente tecnico-grafico, Candidata Ricci C., Relatore CRISTOFANELLI P., anno accademico 2001-2002.
Cfr. DONEGA G. P:, PIVA P:, TONDELLI M. A., TRAINI M.L., 1991, pp. 264-267.
Cfr BRAVO A., p. 111
BRAVO A., Variazioni naturali e artificiose della grafia, Sulla rotta del sole, Giordano editore, Mesagne, 2005, cap IV.
Ad esempio con interpretazioni e deduzioni che si collocano al di fuori della portata del quesito o tramite asserzioni non dimostrabili.
Ne consegue, ad esempio, che una firma astutamente artificiosa viene considerata naturale e autografa mentre un testamento patologico viene scambiato per apocrifo, o anche che in una scrittura di persona novantenne in condizioni di debilitazione fisica o caduta del tono neuro-muscolare, i segni di forte tensione presso ria, di bottoni di sosta, artificiosi di  forte controllo e tonicità dei tratti, sono stati scambiati per segni di vecchiaia, invocando teorie e leggi neurofisiologiche applicate in modo del tutto soggettivo. Vedi pure BRAVO A. Variaz. Nat…pp 147-152.
Periti, questi, che talvolta presentano elaborati peritali molto voluminosi,  non partecipano mai ai Convegni e sfuggendo ai confronti.
Perizie su scritture: Storia, Metodi, Legislazione, Sulla rotta del sole, Giordano editore, pp. 108-115.

SAdGp

INDIETRO